Come diventare attore: il problema del personaggio

La prima importante metodologia o scuola dedicata alla recitazione, è quella ideata da Konstantin S. Stanislavskij.
Tutto accadde una sera del 1906, alla cinquantesima replica di uno spettacolo di successo. Konstantin Sergeevich Alekseev (questo il suo vero cognome) si accorge, mentre recita, di pensare a tutt’altro e di ripetere meccanicamente le battute e i gesti, schiavo della routine. Da quell’istante il problema del grado di identificazione del personaggio non lo abbandona mai e, complici i suoi colleghi del Teatro d’Arte di Mosca, inizia a elaborare il "sistema". Solo una parte della monumentale e incompleta opera sul come diventare attore è giunta a noi prima attraverso l’autobiografia La mia vita nell’arte e il Il lavoro dell’attore su se stesso e, solo di recente, con Il lavoro dell’attore sul personaggio, pubblicato in Italia nel 1986.
Il corpo in scena sembra costituire per gli attori, l’ostacolo più arduo da superare. Attraverso una serie di tecniche, principi teorici, espedienti che mirano a creare non un’interpretazione immedesimata o un’identificazione bensì una "ricerca di situazioni talora diversissime che diano sul piano emotivo analoghi effetti a quelli del personaggio" come ha scritto Fausto Malcovati (studioso del regista e attore russo, nonché autore della sua prima biografia) Stanislavskij ha puntualizzato il fatto che la finzione è un dato ineliminabile, fa parte del come diventare un attore credibile.
Problema primario dunque per gli attori è come non essere "finto", quindi credibile e non falso. E ciò, indipendentemente dal tipo di poetica scelta, naturalista, realista, e via dicendo.
Come spiega Valeria Paniccia, nel suo "Professione attore", Mondadori,
"Ci credo/non ci credo", "è vero/non è vero", sono i leitmotiv che interrompono sovente le prove degli attori.
Ma un corpo addestratissimo può far giungere a ottenere il controllo dell’azione sconfiggendo la menzogna "neuromuscolare e mentale", vale a dire di corpo-mente.

Come diventare attore: le azioni
Dalla teoria della revivìscenza (rivivere cioè i sentimenti del personaggio attraverso i propri, ricostruire il mondo interiore del personaggio sulla base del proprio mondo interiore) negli ultimi quindici anni della sua vita Stanislavskij passa, ribaltando le sue ipotesi iniziali, alla teoria delle azioni fisiche necessarie per diventare attore: azioni, gesti coerenti che aiutino, anticipino, preparino alla battuta per impedire al corpo di programmarsi e cadere nel falso e nel cliché.
Contro il cliché, o perlomeno, per rifuggire dagli obblighi del teatro commerciale, nasce in America, nel 1947, l’Actor’s Studio, l’università del come diventare attore, portavoce del verbum di Stanislavskij, rivisto e corretto. Elia Kazan, Cheryl Crawford e Robert Lewis tra i fondatori, tutti e tre ex componenti del Group Theatre, compagnia stabile già filostanislavskiana che muoveva i primi passi nell’esercitare influenze nei diversi settori dello spettacolo.
Pochi anni più tardi la direzione della più celebre scuola per diventare attore passa a Lee Strasberg, il Maestro tout-court dell’Actor’s, il quale approfondisce le sue teorie direttamente in Russia e segue i corsi di ex allievi dello Studio d’Arte moscovita, emigrati a New York.
L’Actor’s è una sorta di promised land per attori, dove gli aspiranti (e tra di essi, come è noto, figurano i nomi di James Dean, Shelley Winters, Yul Brinner e poi Brando, Monroe, Al Pacino, De Niro, Hoffman fino alla Streep, Rourke, Basinger, ecc. ecc.) vengono formati secondo il metodo stanislavskiano, oppure trovano l’opportunità, per chi è già affermato, come Rock Hudson per esempio, di studiare e mettersi in discussione.
Non esattamente una scuola per diventare attore, bensì un luogo in cui poter fare esperienze e quindi saggiare nuove idee. Uno studio che riesce a influenzare come avviene la recitazione, non solo teatrale ma anche cinematografica e televisiva, a inventare un modulo rigorosamente tipico a Broadway e a Hollywood, attraverso quello che viene chiamato, per antonomasia, il "Metodo", e infine a lasciare dei segni persino nel nuovo teatro o teatro di sperimentazione degli anni Sessanta.
Al centro dell’attenzione è il rapporto attore-personaggio, o meglio i "problemi esistenziali" dell’individuo che affronta il problema del come diventare attore, adattati alla situazione del personaggio, per dirla in maniera brutale. In pratica non si trasmettono delle tecniche ma si mira, per così dire, alla trasformazione dell’individuo. E la psicoanalisi, certamente, c’è di mezzo.
Gli esercizi sono diversi, molti di essi sono divenuti ormai mitici. Si passa dal rilassamento fisico e mentale alla concentrazione su un oggetto reale ma "ricostruito" con i sensi, all"‘esercizio dell’animale". Pare che Marlon Brando ne facesse uso ne Il padrino adattando il suo comportamento alla reazione sensoriale ed emotiva della scimmia, così come Dustin Hoffmann del topo in Un uomo da marciapiede.
C’è poi nell’arte di come diventare attore, l’esercizio del "momento privato": si crea una situazione intima necessaria per stimolare la concentrazione, dato per risaputo che davanti al pubblico l’attore non si comporta come in privato. E tanti altri esercizi ancora che mettono a fuoco i risvolti introspettivi del sistema di Stanislavskij, in particolare facendo fede a quella tecnica sul come diventare attore, proposta dal Maestro russo, per risvegliare l’immaginazione: la memoria affettiva che, come la madeleine per Proust, mette in moto, attraverso un odore o un gusto o un suono o materia, la possibilità di rivivere un’emozione provata in un determinato contesto.
Stanislavskij definiva il proprio ‘‘sistema’’ del come diventare attore una psico tecnica. Quello che egli intendeva insegnare ai suoi allievi era appunto una ‘tecnica’ per diventare attore, poiché solo le tecniche si possono veramente insegnare, ma una tecnica che non riguardava delle particolari abilità manuali, o comunque fisiche (la dizione, l’acrobatica), ma, prioritariamente, il controllo delle emozioni e degli stati psicologici.
Ma poiché per Stanislavskij l’attore deve imparare di nuovo a fare le cose più elementari, come camminare o indossare una giacca, deve cioè sostanzialmente ri-nascere, ecco che allora la psicotecnica sarà determinata dalla, o comunque non potrà svilupparsi che parallelamente alla acquisizione di queste abilità fisiche sul come diventare attore - che non sono peraltro diverse, nel loro contenuto, da quelle che ciascuno di noi ha spontaneamente appreso nel corso della sua vita.


La base della didattica del come diventare attore

Il training di Stanislavskij ha uno sviluppo perfettamente organico, dai semplici, ma fondamentali esercizi di concentrazione fino alla complessa costruzione e ‘visualizzazione’ del sottotesto, il punto centrale rimanendo però sempre la costruzione e l’attivazione delle motivazioni che giustificano l’agire scenico dell’attore, in una continua dialettica fra l’azione fisica e il suo riflesso psicologico, base della didattica del come diventare attore.
Non mancano, certo, nel programma didattico di Stanislavskij, gli esercizi di carattere ginnico e acrobatico che saranno al fondamento delle scuole di Mejerchol’d e di Jacques Dalcroze. Anzi, si tratta di esercizi sul come diventare attore piuttosto banali e talvolta addirittura di carattere ortopedico: «La ginnastica deve correggere, non deformare. Non esistono fisici perfetti, bisogna crearli». Come non mancavano esercizi sulla vocalità intesi a migliorare la forza, la chiarezza e il ritmo della dizione nel diventare attore. Stupisce un poco l’atmosfera neo-classica che aleggia in queste pagine di Stanislavskij (al quale del resto i miti dell’arte e della bellezza non furono affatto estranei), tuttavia anche qui la giustificazione interiore rimane il punto determinante: la ‘plastica’ è un raggiungimento cui l’attore deve mirare, ma anch’essa deve essere giustificata dal suo contenuto interiore.
Come spiega Cesare Molinari nel suo "L’attore e la recitazione", Laterza, la differenza fra scuole come quelle di Ekhof e di Stanislavskij da un lato e come le Accademie d’arte drammatica dall’altro consiste non tanto nei diversi metodi di insegnamento del come diventare attore, quanto nel fatto che mentre le Accademie si propongono di formare un attore che possa agevolmente inserirsi nel teatro esistente, le scuole di Ekhof e  Stanislavskij pretendono di spiegare come diventare attore in vista di un particolare e nuovo modo di fare teatro.
In quest’ultima direzione intendeva muoversi quella che è stata per quasi quarant’anni la più nota e importante scuola su come diventare attore degli Stati Uniti, e forse di tutto il mondo occidentale - l’Actors Studio - nato dalla costola del Group Theatre di New York nel 1947, ma diretto, a partire dal 1930 da Lee Strasberg.
L’Actors Studio fu una scuola per diventare attore di tipo assolutamente speciale, poiché si trattava di una scuola, per dir così, di perfezionamento, piuttosto che intesa ad una preparazione di base: non si rivolgeva infatti ai principianti, ma prevalentemente ad un attore che era già nella professione, per di più senza fare distinzioni fra attore di teatro e attore di cinema. Forse anche per questo, oltre che per la mancata descrizione degli esercizi, che le lezioni di Strasberg, a suo tempo registrate e raccolte da Robert Hethmont, hanno un po’ il sapore di lunghe chiacchierate a ruota libera, spesso anche piuttosto vacue. D’altra parte, che l’insegnamento di Strasberg fosse molto di più sull’argomento del diventare attore, lo certificano i nomi stessi di attori che sono passati attraverso lo studio, in qualità di membri o di uditori: come Eh Wahlach o Robert De Niro, come Anne Bancroft o Joanne Woodword, per non parlare di Marylin Monroe o di Marlon Brando.
È ben noto che il metodo di Strasberg per diventare attore è una rivisitazione e un "aggiornamento" del sistema stanislavskiano. Aggiornamento che comincia dalla stessa definizione di "metodo" in opposizione a quella di "sistema". Andava evitata la pretesa di una sorta di sistemazione complessiva del reale che, in definitiva, non si prende troppa cura della specificità e della singolarità di problemi e fenomeni.
Il punto di avvio del metodo di come diventare attore è del resto lo stesso di Stanislavskij: «come può l’attore sentire e al tempo stesso controllare le sue azioni sul palcoscenico?», domanda però che Strasberg completa e riformula: «come può l’attore rendere espressivi i suoi veri sentimenti sul palcoscenico?».
Da questa riformulazione è agevole intuire come il centro dell’interesse di Strasberg in rapporto alle proposte stanislavskiane su come diventare attore, sia costituito dal concetto di "memoria emotiva", a spese di quello di "circostanze date".
Sulla memoria emotiva Strasberg si intrattiene a lungo, sostenendo che essa è al fondamento della immaginazione non solo degli attori, ma anche di tutti gli altri artisti. La tentazione del sistema si fa peraltro sentire qui anche in Strasberg, che si lascia andare a distinguere le diverse categorie di memoria: quella mentale, quella fisica, e quella affettiva, a sua volta suddivisibile in memoria dei sensi e memoria affettiva.
La memoria affettiva è la base della capacità di immaginazione, e può venir allenata da chi vuole diventare attore alla stessa stregua di quella fisica che contiene le nostre abilità tecniche (dall’allacciarsi le scarpe al guidare l’automobile). E poiché l’immaginazione è la base di tutte le espressioni artistiche, gli esercizi di Strasberg mirano anzitutto a sviluppare e a rendere pronta questa memoria per diventare un bravo attore.

Come diventare attore: provare delle emozioni

Ma la capacità di provare (riprovare) delle emozioni non si identifica con la capacità di esprimerle in quanto attore, come aveva già visto Stanislavskij. Il quale riteneva che l’attore dovesse, per così dire, tornare a nascere, cioè imparare a muoversi in quel nuovo mondo che è la scena, sotto lo sguardo degli spettatori, come da bambino aveva imparato a diventare adulto, e ad agire nel mondo quotidiano. Per Strasberg invece le difficoltà espressive dell’attore derivano dalle sue abitudini espressive, o meglio dalla repressione dell’espressione diretta e immediata dell’emozione cui la vita associata ci sottopone. Ed è chiaro che il training per diventare attore a questo punto sconfina nella seduta psicanalitica: «Mi interesso solo dei problemi dell’attore, non di quelli strettamente privati», sostiene Strasberg, ma dove il limite si situi è arduo precisare. D’altra parte egli polemizza con quanti, maestri o registi, si limitano ad allenare a diventare attore, senza addestrarlo, e fanno ciò proprio perché incapaci di affrontare i problemi specifici del singolo attore, problemi che nascono dal condizionamento sociale e quant’altro.
Strasberg proprone per diventare attore un esercizio di ordine espressivo-teatrale che sembra assumere un valore centrale nello sviluppo del training. Si tratta dell"’esercizio del momento privato", nel quale l’attore fa diventare pubblico un comportamento che nella vita quotidiana tiene soltanto nella più stretta privacy, quando cioè non è sottoposto ad alcun condizionamento di tipo sociale. Questo esercizio ha un risvolto eminentemente ‘teatrale’ nel senso più tecnico del termine: esso ha infatti permesso a Strasberg di scoprire la verità dei soliloqui, cioè di uno dei momenti più dichiaratamente artificiosi della struttura drammaturgica e del lavoro di attore.
Ma esso è importante soprattutto perché permette di capire come, alla fine dei conti, il problema centrale di Strasberg non sia molto diverso da quello di Grotowski: la eliminazione degli ostacoli nel diventare attore. Gli ostacoli di cui parla il polacco sono forse più di ordine fisico che psicologico. Ma la sostanza, almeno teorica, non è diversa.
Claudia Giannotti, attrice, docente all’Accademia d’Arte Drammatica "Silvio D’Amico", intervistata da Valeria Paniccia, ci guida nel tracciare alcune linee guida del come diventare attori. È necessario un attento studio del personaggio, e quindi:
"Annotare tutti i dati possibili relativi al personaggio rispondendo alle seguenti domande, che qui sono in prima persona ma si possono svolgere in terza se l’approccio è di tipo distaccato:
-           Chi sono
-           Dove mi trovo
-           Cosa voglio raggiungere nella scena
-           Come agisco in quanto attore
-           Attraverso quali passaggi raggiungo il mio scopo
-           Perché lo voglio
-           Cosa dico
-           Come mi muovo
-           Perché mi muovo
-           Cosa penso (veramente ciò che dico è ciò che penso o è una copertura?)
-           Cosa dicono gli altri personaggi di me
-           Quel che dicono corrisponde a verità o è detto con...
-           Uguaglianze e differenze tra me personaggio e me attore
-           Come trascorro la giornata
-           In quale ambiente vivo.
Lasciarsi suggestionare da musiche, letture, arte contemporanea al periodo in cui è "nato" il personaggio; tra le battute cercare una parola-chiave o una frase-chiave che possa chiarire qualche particolare aspetto, momento, ecc. Saper assorbire informazioni sul personaggio è essenziale nel saper diventare attori.
Decidere a quale punto della scena o monologo le osservazioni fatte vadano rivelate e quindi valutare lo sviluppo e la dinamica del personaggio.
«Per far ciò» ci ha detto Claudia Giannotti, che confessa di aver fatto tesoro di questo metodo attraverso l’insegnamento di Orazio Costa «è indispensabile un’attenta lettura del testo avvalendosi anche e soprattutto dell’analisi logica dei periodi».
Impressioni personali e immediate sul personaggio simpatia o antipatia, accettazione o rifiuto, approccio etico nei confronti del personaggio.
Attingere dall’immaginazione e dalla fantasia personali, elementi essenziali nel per diventare attori, a cui la scuola di recitazione in tre anni non provvederà mai e a cui invece, sempre e costantemente, si dovrà propinare il grande cibo della lettura e della cultura.
Impiegare tutta l’energia che si ha e metterla a disposizione, fortissimamente, del personaggio. «Altrimenti» conclude Claudia Giannotti «se non ci si mette completamente in gioco ogni volta che si sale su una pedana soprannominata palcoscenico, come si può pretendere che quelle persone convenute lì e che non ci conoscono, possano pendere dalle nostre labbra?» Senza questa trasmissione d’energia è impossibile diventare bravi attori.

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