Fare casting e provini
La signorina del casting ti avverte:
tocca a te. La stanchezza, il nervosismo ti assalgono; la memoria sembra far
cilecca tanto da non ricordare neppure due parole di nessuno dei due pezzi "pronti".
In più la timidezza congenita. È un gioco al massacro.
"Tu sì, tu no, tu no, tu sì. Avanti il prossimo. Grazie. Le faremo sapere."
Non è un ritornello bensì un’ossessione. Perché quando senti proferire queste
parole è segno che non c’è più speranza.
Ma il casting costituisce anche un banco di prova
per l’attore di quanto si è messo a frutto nella
scena studiata. I provini sono dunque un momento di verifica di fronte al pubblico
ristretto formato dal regista accompagnato dai suoi collaboratori.
Il casting costituisce quindi un passaggio obbligato.
Dunque quel che ci vuole è fegato, un’energia psichica capace di spostare le
montagne, dicono i diretti interessati.
E non bisogna dimenticare che i provini non finiscono
mai. Citiamo alcune interviste sul tema "casting e provini" fatte
da Valeria Paniccia ("Professione attore", Mondadori) ad alcuni noti
attori:
MARIOLETTA BIDERI
«In linea di massima i provini che ho fatto sono stati su parte, perciò mi ritengo
fortunata. Sia i provini per la mia prima scrittura che i primi provini in assoluto,
per entrare in Accademia, furono tragicomici: là mi presentai ad Aldo Giuffré
con un pezzo da uomo, tratto da De Pretore Vincenzo di Eduardo che feci
col vocione impostato. Giuffré mi chiese allora: «Vuoi fare l’attore o l’attrice?».
«L’uno o l’altro» risposi. Fui presa.
In Accademia, su consiglio di Alba Maria Setaccioli, poiché non ero quasi mai
stata a teatro prima dÂ’allora e avevo un ricordo vaghissimo di un Pirandello
con Pagliai-Gassman, portai un brano da Liliom di Molnà r, una poesia
di DÂ’Annunzio detta, involontariamente, alla maniera di una scolaretta delle
elementari e cantai Fratelli dÂ’Italia. Pare che feci ridere la commissione
per la mia goffaggine nei provini, che rasentò i limiti quando alla fine uscendo,
mentre salutavo, caddi fortuitamente per terra.
Questi sono solo ricordi teneri, ma ci tengo a precisare che anche per i provini
su parte è un bell’inferno. Mi è capitato che, mentre leggevo il copione, la
signora attrice-primadonna mi desse la battuta, presente il regista, standosene
a chiacchierare al telefono.
Oppure di dover fare la passerella come a un concorso di bellezza ed essere
valutata per i requisiti fisici, non richiesti peraltro dallÂ’autore, senza alcuna
possibilità di leggere la parte.»
ROBERTO CAVOSI
«Ho fatto sempre e solo provini, oggi non ne posso più. Sarà che ne ho fatti
di tutti i colori: mi sorto persino tolto i calzoni per assecondare un regista
importante che doveva mettere in scena una commedia ambientata nel Settecento
e quindi voleva vedere i miei polpacci. Li avevo di suo gradimento e ho avuto
la parte. Seppure il ruolo non avesse niente a che vedere col fisico. Ho fatto
anche provini record, cioè quelli in cui si sono presentati in 1200 all’Eliseo,
o in 600 allÂ’Argentina.
Il fatto è che i registi sono fondamentalmente pigri: prendono un attore per
quel che gli vedono fare in quel momento e restano confusi da un attore che
sa far di tutto e che passa indifferentemente da "carattere" a giovane
innamorato. Per questo sono giunto alla conclusione che far tanti provini è
stato per me fuorviante. Ma anche per il regista che non riesce a identificarmi.
Allora è più importante saper fare una cosa, benissimo, e basta. Crearsi uno
stile ed essere sicuri di quello.»
PINO QUARTULLO
«Il mio primo casting importante lo feci nell’82, finita l’Accademia, con Giuseppe
Patroni Griffi che cercava attori per diverse commedie e un film. Oggi mi vergogno
molto come regista di dover fare dei provini e giudicare in pochi minuti una
persona che so non darà mai il meglio di se. Però è una necessità soprattutto
in cinema. Un bravo regista dovrebbe essere attento agli attori o essere accompagnato
da buoni "casting". Se volessimo sapere chi sono gli attori in Italia
non c’è un sistema equo di informazione. Giusto I’annuario degli attori, dove
però ci sono schiaffate dentro — basta pagare — persone che non hanno mai praticato
il mestiere e, non si sa bene per quale motivo, posano in atteggiamenti improbabili,
fanno gli occhi storti o si mettono strani fiocchi in testa. Molti miei coetanei
non vi compaiono come pure certi attori maturi. Quando faccio dei provini, non
dico mai a nessuno di cambiare mestiere, anche se lÂ’ho fortemente pensato. A
me, invece, sconsigliano spesso di fare l’attore: fai il regista — mi propongono
gli attori — sei più bravo. Alcuni registi mi dicono: fai l’attore, sei molto
bravo. E gli autori mi dicono: fai il regista e lÂ’attore, sei bravissimo. Insomma
un tentativo di eliminare un concorrente!»
GABRIELE LAVIA
«Mi capita spessissimo di ascoltare aspiranti o attori giovani che non conosco
poiché, quasi sempre, allestisco spettacoli con numerosi personaggi. Prima faccio
una casting generale poi ne seleziono metà e così via. E’ un lavoro faticoso
— che dura intere giornate e si protrae anche una settimana — e noioso: mi è
accaduto che per otto volte di seguito abbiano portato L‘uomo dal fiore in
bocca. Per di più tutti le stesse battute. Ma è un fatto normale: ai casting
le battute sono sempre quelle.
In Italia non c’è l’abitudine di fare i provini come fanno all’estero o per
lo meno come sento dire in America. Da noi vengono fatti alla carlona: lÂ’assistente
sente in modo superficiale gli attori che si ritrovano tutti in fila dietro
il palcoscenico in una situazione a dir poco umiliante.
Inoltre tutto è affidato alla casualità . Io, per esempio, ho fatto il mio primo
casting per sbaglio: cercavano Andrea Lala e invece hanno chiamato Gabriele
Lavia. Si trattava di un casting televisivo: ho detto qualche battuta e sono
stato scritturato per Candida di Shaw, con la regia di Eros Macchi.
Poi ne ho fatti altri due, per il cinema. UnÂ’esperienza abbastanza positiva
ma non posso dimenticare il senso di frustrazione. Allora quando faccio dei
provini cerco di dare innanzitutto un ordine a questo cerimoniale che di per
sé è imbarazzante: i giovani attori vanno a farsi giudicare, magari da qualche
regista che non stimano, semplicemente perché hanno bisogno di lavorare.
Non ho una tecnica specifica nel casting: cerco sempre di lavorare molto con
chi mi si presenta. Per trovare Sonia (per Zio Vania) ho fatto i provini
a 150 ragazze: a tutte ho dedicato lo stesso tempo. Non si tratta infatti di
sentire un’attrice — si può anche essere tratti in inganno e a volte ho preso
delle cantonate — quanto piuttosto riuscire a capire dal casting se si riesce
a lavorare insieme. Una ragazza può essere anche bravissima, ma se non riesco
a comunicare con lei significa che usiamo due grammatiche diverse.
Anche se dentro di me sono sicuro di quello che penso, non avrò mai il coraggio
di dire a qualcuno durante un casting: sei negato per lÂ’arte drammatica.
C’è da dire che se una volta erano più bravi gli uomini oggi sono nettamente
superiori le donne. E di gran lunga: sono tutte preparate, intelligenti e "serie",
nel senso che hanno un rapporto col lavoro che intendono fare più determinato
in confronto ai ragazzi. Un giovane attore dovrebbe cominciare col chiedersi,
prima di fare i provini, perché vuol fare teatro, cercare di crearsi una propria
storia personale, tentare di capire quali sono le ragioni profonde, anche banali,
che lo spingono: forse da piccolo gli hanno regalato delle marionette o lÂ’hanno
travestito a Carnevale. Se sceglie di fare teatro per avere successo, vuoi dire
che la sua è una vocazione falsa.»
La professione del casting director: il responsabile dei provini
Casting e provini son diventati così
importanti nella produzione di spettacoli, che ormai hanno generato specialisti
nel ramo. La professione del casting director (colui che forma il cast, da to
cast = distribuire, riferito naturalmente alle parti, ovvero scegliere nei
provini tra più candidati) si sta diffondendo in Italia da poco più di venti
anni.
Che sia il direttore del casting o lÂ’assistente alla regia, si tratta di collaboratori,
di "filtri" e di "consiglieri artistici" del regista: è
lui, alla fin fine, che sceglie gli attori durante i provini. A parte le raccomandazioni,
non si finirà mai di ripeterlo. O in questo specifico caso, le coproduzioni
che impongono tale o talaltro attore allogeno.
Quella del casting directors è una professione nata per far più presto: sempre
meno sono le settimane per preparare un film e gli assistenti — oggi si gira
di più che una volti in esterni — sono indaffaratissimi a causa dei sopralluoghi
e dellÂ’organizzazione tecnica che questi comportano. Morale: i registi e gli
assistenti non hanno letteralmente un briciolo di tempo per occuparsi della
ricerca degli attori.
In Italia una delle più richieste casting director è Rita Forzano che, praticamente,
si è "inventata" questo mestiere circa nove anni fa quando smise di
fare lÂ’attrice dopo essersi fatta cantine e Stabili.
"Io cerco di avere il massimo riguardo nei confronti dellÂ’autore."
Dice Rita Forzano. "Leggo attentamente il copione e cerco, per quel che
posso, di non deludere chi lo ha scritto, pur "reinventando" certi
ruoli: il ruolo di Tano Cariddi nella Piovra, per esempio, era stato
affidato a Remo Girone che ha accettato, nella prima serie, di dire poche battute.
Poi il personaggio è cresciuto, grazie alle sue capacità interpretative. Ma
non è tutto: quello a cui tengo molto è organizzare dei provini seri, vale a
dire di non far fare un casting quando si sa già che l’attore c’è.
Non è affatto vero che non ci sono attori in Italia. Ci sono e sono anche bravi.
Il "volto più voce" è richiestissimo. In particolare sono i giovani
registi che lo richiedono. E gli attori, finalmente, si sentono gratificati.
Perché, si sa, vanno coccolati, seguiti.
Occorre anche essere in grano di far cambiare loro i ruoli. Sussiste infatti
la prerogativa al cliché, per cui un attore alto, magro, trentenne deve necessariamente
essere incasellato nel ruolo del ragazzo.»
Ma qual è il criterio con cui si sceglie un attore più che un altro? — le chiediamo.
«Prevalentemente il criterio fisico, anche se è una cosa triste. La fisicitÃ
e il volto contano moltissimo. E soprattutto per le donne. Le quali a quarantÂ’anni
sono finite. Per una giovane allora, se non è carina, non ha bei denti e non
ha un bel corpo, ci sono poche speranze. Gli occhietti azzurri e i capelli biondi,
ahimè, funzionano sempre.
«In Italia una Meryl Streep, per esempio, non avrebbe fatto neanche la comparsa.
Solo di recente, peraltro, i registi, soprattutto quelli giovani, vogliono gli
attori veri, vogliono i "tipi italiani".»
Risorse utili per gli attori
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[Torino] Storico locale di cabaret, da oltre dieci anni propone spettacoli comici con artisti provenienti da tutta Italia. |
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Cabarebole |
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Festival Nazionale del Cabaret |
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Sito di tre cabarettisti valsesiani. Battute, gag, personaggi, curriculum, video e news. |
I mancio e stigma |
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