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LASTING WAVES

degli

EVOLUTION

Gli Evolution ci mandano questo rock spaziale.
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UN CIRCUITO REMUNERATIVO PER IL CINEMA INDIPENDENTE by Giancarlo Sartoretto
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Il problema principale per un film indipendente è la visibilità. Tanto si è detto, tanto si dice, però si ritorna sempre alla base del discorso: che un film proprio quando è fuori dagli schemi è anche fuori dagli schermi e quindi sconta  una difficoltà endemica a trovare un tipo di pubblico che garantisca comunque degli incassi in sala. Questa è la questio dolens: o si entra dentro a dei circuiti garantiti con un tipo di cinema più “consolidato”  nei  generi ormai tradizionalmente definiti o in un presente come l’attuale, in cui vigendo il dominio mediatico di una società dello spettacolo -  che può essere uno specchio deformante dei valori  -  il pericolo è di essere relegati volenti o nolenti in uno spazio marginale dove se si incassa qualche volta il consenso dei critici, non si incassa però ciò che si è speso e si rimane intrappolati in un deficit sia economico che professionale. La distribuzione cosi detta “alternativa” rischia di diventare il ripiego della miseria dove i conti non tornano (se se sono andati via inorriditi) e il senso di solitudine e di frustrazione dell’autore si ingigantisce come un polipo gigante.  E’ mai possibile che tanti autori e con loro coraggiosi produttori che poi in definitiva sono gli stessi autori,siano una sorta di specie protetta rinchiusi in un recinto culturale dove le loro idee forti  vengono al contrario considerate fisse e deliranti, costretti a percorrere l’alveo dell’oblio, ed essere proiettati in un limbo dove autori, attori e produttori rimangono volti anonimi e misconosciuti a differenza dei personaggi televisivi  molto più “celebrolesi” – consentitimi la licenza -  ma riconosciuti da tanti giovani che sbavano per loro anche fuori da Cinecittà per strappargli uno sguardo e un  sorriso. Ci deve essere qualcosa che non funziona in questa  stessa gerarchia di valori, nel  cinema, nella televisione che insieme reggono uno specchio che non riflette più né la società, né la natura, se tante energie vengono paurosamente disperse. Si può parlare di spreco della creatività o di sovra produzione nazionale o peggio di insensibilità da parte d’un pubblico che preferisce lo spettacolo facile, i miti di carta (più che pesta, igienica) ecc. ecc.
Si sono sprecati fiumi d’inchiostro eppure una soluzione non si trova facilmente, mi viene in mente l’esperienza francese della distribuzione “decentrata” e forse si può pensare (ma da tanti anni si pensa) a una catena, a una rete, a un circuito che insieme facciano la differenza e non l’indifferenza e in passato sappiamo che si sono fatti dei circuiti alternativi retti soprattutto dai cineforum, sappiamo che esistono i cineclub e ce ne sono tantissimi almeno sulla carta, meglio su internet, ma una rete “fissa” in cui possono circolare questi film per la penisola non ha mai trovato una costanza organizzativa riducendosi a momenti episodici.
Stefano Amadio con il suo film MALATEMPORA ha creato (non so se lui o chi per lui) una sala di cinema  al Teatro Colosseo per una programmazione indipendente, ci siamo incontrati e ci siamo detti che bisogna trovare il modo di allargarci ad altre sale in tutto il territorio nazionale, ma la ricerca di questo circuito deve anche essere supportata a livello mediatico e fatta conoscere a un pubblico più largo che è disponibile a vedere non solo esclusivamente il cinema di successo, ma anche la produzione più indipendente e qui sta l’inghippo: a livello istituzionale possiamo incassare  l’appoggio del Mbac e di varie Film Commission dislocate ormai in tutte le regioni  d’italia, sono state  finanziate le sale che facevano vedere la produzione europea (progetto delle 100 città) sostenute anche dai vari cineforum, ma dopo il primo e secondo anno non se n’è saputo più nulla. Comunque deve essere il pubblico l’elemento trainante, un pubblico disposto pure a pagare 4-5 euro che proprio perché paga meno deve essere “tanto”, mentre invece il solito pubblico  di quattro gatti non può far quadrare l’impresa.
 Ben vengano comunque iniziative come PRIME VISIONI  incentrate sulla visibilità di “prodotti” cinematografici indipendenti, sperimentali, documentari, drammatici, commedie, progetto sponsorizzato dalla Roma-Lazio Commission con il patrocinio della Regione Lazio – Assessorato Alla Cultura utilizzando una sala mitica come il FILMSTUDIO  e il Nuovo Cinema AQUILA, il Cinema Palma, Il Planet Multicinema e il Cinema d’Acquapendente OLYMPIA, però bisogna anche che ci sia il pubblico.
Dice bene un mio amico della Rete Lazio di Tv private Gold, Lazio Tv e Latina Tv, troppi sono i film che rimangono in attesa di Godot, è meglio farli girare e sono d’accordo col suo progetto di dedicare uno spazio televisivo nelle tv private agli autori indipendenti sfruttando contemporaneamente delle sale in possesso di queste Tv private nel Lazio.
Muoviamoci dunque! Cerchiamo di aumentare la pubblicità del “prodotto” e  dell’autore attraverso spazi nelle tv private fidelizzando un certo pubblico e contemporaneamente utilizzando queste sale che sono ramificate in tutta Italia, isole comprese, creiamo un circuito attivo in sinergia con queste tv dove anche il pubblico che vede questi i film cerca di interagire con gli autori magari attraverso il voto, il commento, l’ospitalità di qualcuno del pubblico in queste tv, magari mettendo in palio – perché no,  dei premi – che funzionano sempre, rendiamo visibile l’invisibile penetrando attraverso la nebbia mediatica, costruiamo una rete fissa – bastano anche 40 – 50 sale in tutta Italia, ma solida e consistente, importante  e non perdente, ma facciamo girare questi film, non teniamoli fermi, supportiamo anche una rete di festival , diamo una prospettiva senza selezionare i film in base a criteri estetici (sarà il pubblico che lo fara) devono solo corrispondere a dei requisiti tecnici indispensabili per qualsiasi circolazione. Penso che sia l’ora di fare quadrare il cerchio o cerchiare il quadrato.